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11/11/2008
Sebastien Frey contro il Cagliari domenica taglierà un traguardo a dir poco prestigioso: quello delle 300 presenze in serie A
. E tutto questo ad appena 28 anni e mezzo (è nato il 18 marzo 1980), età piuttosto giovane per un portiere.
Col raggiungimento dei 300 gettoni nel massimo campionato, Seba diventa il secondo giocatore col più alto numero di presenze in serie A dell’attuale rosa viola: davanti a lui soltanto Martin Jorgensen, che di anni ne ha compiuti da poco 33 e che di presenze nella massima serie ne ha collezionate 314.

Un grande traguardo dicevamo, anche se per le qualità indiscusse di questo portiere scuola Cannes, i 364 gol subito nelle 299 presenze fin qui messe insieme in serie A non sono certo pochi, anzi. La colpa non è certo soltanto sua: basti pensare che nell’ultimo anno a Parma (stagione 2004/2005 culminata col lo spareggio per non retrocedere vinto col Bologna) in 36 gare incassò qualcosa come 62 reti (1,72 a gara) risultando lo stesso uno dei migliori portieri della stagione. Tanto che la stagione seguente, quando Pantaleo Corvino e Cesare Prandelli lo portarono a Firenze, tutta la città ebbe subito la sensazione di aver portato in riva all’Arno un numero uno degno della grande tradizione viola.
Un francese d’Italia a tutti gli effetti Frey: fu infatti l’Inter, su segnalazione di Walter Zenga, nel ’98 a portarlo nel Bel Paese a soli 18 anni prelevandolo dal Cannes, squadra dove a soli 17 anni aveva giocato titolare nella serie A francese totalizzando 24 presenze.
Al primo anno
all’Inter, in panchina si susseguono ben quattro allenatori: Simoni, Lucescu, Castellini e Hodgson. In quella stagione per Frey soltanto 7 apparizioni e 10 gol al passivo. Nell’estate del ’99 ecco l’incontro col tecnico che si rivelerà poi uno dei segreti del suo successo: l’Inter lo cede in prestito al Verona, il tecnico è Cesare Prandelli. Per Frey è una grande annata: nonostante i 35 gol subiti in 30 presenze, i suoi numeri tra i pali fanno il giro dell’Italia.
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Nel 2004 le strade di Prandelli e Frey si separano di nuovo: il tecnico passa alla Roma, il francese resterà invece al Parma per un’annata che vedrà i ducali salvarsi solo allo spareggio. E’ l’ultimo anno di Frey in gialloblu.
Nell’estate 2005 arriva la chiamata di Corvino e Prandelli
: "Viene a Firenze, ci divertiremo". Frey non ci pensa due volte ed accetta: la prima è una grande annata coi viola che centrano la Champions, anche se Frey (in uno scontro in coppa Italia con Zalayeta dal quale attende ancora oggi le scuse) si rompe il ginocchio a metà stagione ed i viola chiuderanno il campionato con "Gatto" Lobont in porta. La Fiorentina, come detto, centra la Champions, poi però Calciopoli rovina tutto e qui Frey (che nel frattempo viene acquistato definitivamente da un grande Corvino per appena 7 milioni dal Parma) fa un gesto che fa definitivamente innamorare Firenze: "Resto anche in serie B, da qui non me ne vado", dice il portierone francese. La scelta è di quelle che fanno impazzire Firenze: le richieste per lui non mancavano ma Frey sceglie il viola e Cesare Prandelli, sposa il progetto Della Valle. L’anno dopo i viola fanno una grande stagione, annullano la penalizzazione e centrano la Uefa. Il resto è storia recente: la semifinale di coppa dell’anno scorso, l’ennesimo quarto posto e i paragoni con Gigi Buffon che si fanno sempre più frequenti, tanto che lo stesso Frey arriverà a dire: "Non mi sento molto lontano da lui".
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Nella storia di Frey a Firenze, giusto ricordarel’ultimo passaggio importante: in estate Milan (soprattutto) e Bayern Monaco pressano il portiere francese, gli offrono la luna. Il portiere viola sembra attratto (dichiara "Sarebbe da pazzi mollare Firenze proprio ora ma si vedrà più avanti con la società"), rimanda tutto a fine stagione, tutta Firenze ha paura di perdere uno dei pilastri del suo Progetto. In estate è però lo stesso Frey dal ritiro della nazionale a giurare fedeltà: "A Firenze sto benissimo, non vado da nessuna parte". Il sospiro di sollievo è enorme, tutte quelle "vocine" fiorentine che parlavano di un Frey che aveva già comprato casa a Milano vengono zittite di colpo. Ad inizio stagione, poi, davvero la parola fine: Frey rinnova fino al 2013, la Fiorentina gli ritocca giustamente il contratto. "Prima di andare via da Firenze vuole vedere passare la Tramvia da casa sua", dirà Carlo Pallavicino, suo agente ed amico.
Una bella storia dunque, quella di Frey alla Fiorentina. Una storia che Firenze intera spera possa durare ancora a lungo con una sensazione che gara dopo gara diventa sempre più certezza: Buffon non è lontano, non è più così inarrivabile. Con buona pace di Domenech…
Giacomo Rosati
Questa in cifre la carriera di Sebastien Frey:
‘97/’98: Cannes, 24 presenze
‘98/’99: Inter, 7 presenze e 10 gol subiti
‘99/’00: Verona, 30 presenze e 35 gol subiti
‘00/’01: Inter, 28 presenze e 42 gol subiti
‘01/’02: Parma, 29 presenze e 41 gol subiti
‘02/’03: Parma, 34 presenze e 36 gol subiti
‘03/’04: Parma, 33 presenze e 46 gol subiti
‘04/’05: Parma, 36 presenze e 62 gol subiti
‘05/’06: Fiorentina, 18 presenze e 18 gol subiti
‘06/’07: Fiorentina, 38 presenze e 31 gol subiti
‘07/’08: Fiorentina, 35 presenze e 34 gol subiti

E' morto "inaspettatamente" nel corso della sua battaglia contro il cancro, e se le parole scelte dalla famiglia vanno interpretate, diremmo che ci si aspettava di poterlo salvare, oppure che non lo si ritenesse già così grave. Michael Crichton è stato uno degli scrittori più amati, il suo lavoro è sconfinato presto sul grande e sul piccolo schermo contribuendo a cambiare l'immaginario delle persone e il modo di fare televisione.
Il suo bagaglio universitario di laureato in medicina si vede chiaramente in molti libri dove si affrontano tematiche scientifiche, e ovviamente ha molto a che vedere con la serie televisiva E.R. Medici in prima linea che porta l'impronta caratteristica del suo stile, anche se dopo averla immaginata Cricthon non ha scritto molti episodi.
In realtà nei suoi lavori Crichton ha affrontato i più svariati argomenti: dalla guerra alle leggende, alle imprese della malavita, alla fantascienza, occupandosi anche di tematiche ambientali, rispetto alle quali ha preso una posizione assai scomoda e oggi forse poco sostenibile.
Le storie di Michael Crichton sono spesso basate sui rischi racchiusi in un uso sorprendente ma sconsiderato di una tecnologia, sulle mosse azzardate di qualche scienziato che crede di aver pensato a tutto, e spesso in contrapposizione con un collega più scettico, che è riuscito a capire cosa invece potrebbe andare storto.
Crichton cominciò a scrivere mentre era ancora studente. Sotto pseudonimo vinse per la prima volta un premio letterario con il romanzo In caso di necessità, un dramma medico che affronta i temi dell'aborto e del razzismo. Presto Crichton divenne uno scrittore affermato, e non si limitò a scrivere thriller ma divenne anche regista, scrisse perfino un libro sulla programmazione in basic e si cimentò (senza successo) nella produzione di videogiochi.
Tra i bestseller di Crichton abbiamo La Grande Rapina al treno, Congo, Sfera, Sol Levante e ovviamente Jurassic Park, che parte da un'idea semplice e potente come l'uovo di Colombo: la clonazione permette di riportare in vita i dinosauri, che diventano l'attrazione di successo di un parco di divertimenti. Un trionfo. Ma i redivivi bestioni non si comportano come gli scienziati hanno pensato, e sono meno contenibili del previsto nelle strutture del parco...
Buona parte dei successi di Crichton sono diventati film con buon successo di pubblico, e talvolta con un suo coinvolgimento diretto nella sceneggiatura o addirittura come regista. Tra questi titoli probabilmente il più famoso per gli appassionati del fantasy è Il Tredicesimo Guerriero, romanzo piuttosto breve che ha avuto un gradevole adattamento cinematografico. Prima del suo ultimo successo, Next, l'autore si è distinto per l'assai controverso Stato di Paura, un romanzo che sconfina frequentemente nel saggio scientifico, dove vengono attaccate le teorie sul riscaldamento globale e il cambiamento climatico. Crichton si era già distinto in precedenza per aver criticato certi aspetti dell'ambientalismo trasformatosi secondo lui in una sorta di dogmatica religione dove l'opinione condivisa diventa verità senza avere la conferma scientifica.
Stato di Paura tenta di fondare le sue critiche su evidenze inconfutabili, il che provoca spesso delle digressioni dalla trama romanzata a dei veri e propri brani di saggistica. Il tono di rigore scientifico viene meno però nella parte di thriller vera e propria dove alcuni ecologisti vengono descritti come ignoranti e delinquenti, e dopo esser resi odiosi al lettore fanno una brutta fine. Se non altro a Michael Crichton, che è stato attaccato da molti per queste idee (non ultimo il Premio Nobel Al Gore), va riconosciuto il coraggio delle proprie opinioni.
Ora che se ne è andato dobbiamo salutarlo come un autore dalla grandissima vena creativa, che ha saputo toccare le corde del pubblico con invidiabile regolarità.
Passerà alla storia come una penna facile per l'intrattenimento di massa o come un artista? Forse quando si è di fronte a un tale successo la domanda non ha nemmeno senso.